Medaglia d’Oro al Merito Civile, l’intervento di Donella Bellabarba (Anpi)

La cerimonia ufficiale per la consegna della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Città di San Severino Marche si è contraddistinta anche per alcune importanti testimonianze che si sono aggiunte a quelle dei fratelli Riccardo, Frida ed Elio Di Segni e a quella del cardinale Edoardo Menichelli. Tra queste quella di Kafia Omar, nipote del principe Aden, intervistata in un video dai ragazzi delle scuole, o dei familiari di Mario Depangher, la guida del Battaglione Mario e attivissimo partigiano insieme a Salvatore Valerio e ad altri valorosi che fecero la storia della Resistenza settempedana. Le testimonianze video si sono chiuse con uno stralcio di una lunga intervista a Bruno Taborro, partigiano ed ex presidente della sezione cittadina dell’Anpi.

Poi sul palco è salita Donella Bellabarba, attuale presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di San Severino Marche, che ha tenuto un sentito e partecipato intervento: “Questo giorno per l’Anpi di San Severino Marche, intitolata al capitano Salvatore Valerio medaglia d’oro al valore militare, è un giorno di grande gioia e di grande orgoglio. L’Anpi ha lottato per decenni perché venisse assegnato questo riconoscimento agli abitanti della città di San Severino Marche. Per gli abitanti di allora che accolsero rischiando e perdendo la vita, per quelli che di questi anni ne hanno tramandato memoria anche quando non era comodo farlo. Finalmente dunque si realizza quanto lo storico nostro presidente, Bruno Taborro, ha perseguito con tenacia per oltre 50 anni, dialogando sempre con le istituzioni, nel rispetto reciproco dei diversi ruoli, qualunque fosse, in quel momento, la parte politica a rappresentarle.

Con questa medaglia d’oro al valore civile, oggi la Repubblica parlamentare, democratica, liberale, antifascista riconosce alla popolazione di San Severino Marche, che non è rimasta indifferente, di aver contribuito fattivamente alla sua realizzazione e alla formulazione della sua Costituzione, i cui articoli sanciscono diritti e doveri ispirati ai valori praticati e vissuti nel ‘43/44 dai settempedani e dai contadini di tutto il territorio del San Vicino: solidarietà, accoglienza, dialogo, diversità come risorsa e non come barriera, rispettosa convivenza tra diversi per lingua, religione, nazionalità pur in tempo e in condizione di guerra, amore per la pace e la libertà, rifiuto della dittatura fascista.

Se il Risorgimento ha creato lo stato italiano, la Resistenza ha generato la Repubblica e le sue varie filosofie politiche hanno trovato armoniosa sintesi negli articoli della Costituzione, a testimonianza di come essa sia stata un fatto di popolo, un moto corale. La stessa vicenda resistenziale di San Severino Marche ne è esempio. Se il Battaglione Mario ha avuto un ruolo così determinante nella storia della liberazione del Centro-Italia è grazie al supporto avuto dalla resistenza civile, che ha visto protagonisti medici ed infermieri dell’Ospedale civile, carabinieri come il maresciallo Giordano, sacerdoti come don Lino Ciarlantini, le tantissime famiglie, cioè le tantissime donne e madri , per lo più rimaste anonime, che in tempi di estrema penuria, hanno ospitato, vestito, sfamato, curato partigiani, ebrei, ex-prigionieri fuggiti dai campi di concentramento, sfollati o renitenti alla leva della Repubblica di Salò. Donne poco protagoniste dei racconti storici, ma indispensabili , anzi direi fondamentali, come anche lo furono le staffette, le gappiste, le combattenti, le infermiere o le sarte del battaglione che ricavavano indumenti dai tessuti dei paracadute. Queste nostre madri, e questi nostri padri, che avevano occhi e cuore nuovi ci hanno lasciato un chiaro messaggio: impegno e partecipazione per e nella vita della comunità. Loro hanno conquistato per le generazioni future la condizione di cittadino e non più di suddito e questo comporta il diritto-dovere di essere soggetti attivi del vivere democratico, responsabili del destino altrui, della qualità democratica delle istituzioni e della società e, soprattutto il dovere di non dimenticare il passato. Sarà compito dell’ANPI in collaborazione con il Comune di San Severino Marche, come già concordato, continuare ad approfondire e far conoscere questa pagina di storia che ha meritato alla Città la medaglia d’oro al valore civile, perché le giovani generazioni sappiano continuare ad indignarsi per la disuguaglianza tra gli esseri umani e sappiano continuare ad impegnarsi per la libertà e la democrazia” .

Contenuto inserito il 01/12/2022

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Autore Daniele Pallotta - Ufficio Stampa

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